martedì 15 luglio 2014





MIGLIARA

scultore” costruttivista”

 Giovanni Migliara, nato a Termini Imerese( Pa ) il 19 Gennaio 1931 ,è un siracusano adottivo, in quanto vive da quasi 50 anni a Siracusa. Tiene bottega d’arte in una vecchia e polverosa stamberga, in una viuzza intitolata a un celebre ceroplasta, Via Gaetano Zummo, vicino Piazza San Giuseppe nel cuore di Ortigia.

......frequenta la Scuola d’Arte( Palermo), allievo degli scultori A. Manzo e A. Ragolia, successivamente insegna discipline plastiche all’ISA di Siracusa, presso l’antico Monastero del Ritiro in Via Mirabella, città dove, ancora oggi, pensionato vive e dove nel 1993 è stato nominato Cavaliere al merito. Artista solitario per vocazione, il nostro Giovanni ha esposto, nel corso della sua ultracinquantennale pratica scultorea, sia in Italia che anche all’estero( Francia, Danimarca, Lussemburgo, Canada).

La sua prima mostra Collettiva è a Palazzo Municipale di Enna (‘ 50), dove riceve anche il 1~ Premio per la scultura, last exibition 1°Artforum( Cripta del Collegio, Sr, ‘00). Mostre Personali a Cefalù — Palermo (‘ 70) ed a Siracusa (Palazzo Beneventano, ‘ 95, ‘ 97)

Ulteriori mostre degne di menzione: Mostra delle attività economiche siciliane (Roma, ‘ 50), FIAC (Paris, ‘51, ‘55), Mostra d’ Arte Sacra (CL, ‘52), 20 Premio Mostra Reg. (Enna, ‘54, ‘55), Segnalazione ad Incontri della Gioventù (Palermo, ‘55 - Roma, ‘56), Mostra d’arte ( Sr, ‘56), Mostra CISL( Sr, ‘57), 20 Sindacale(Sr, ‘59), 60 Sindacale(Ct, ‘61), Rassegna (Sr, ‘62), 1~ Mostra Beato A. Novelli(T. Imerese, ‘62), Premio Chiodo d’oro (Pa, ‘64), 10 Mostra d’arte (Pachino, ‘64), Biennale( Bolzano, ~67),1o Premio alla Mostra d’Arte sacra (Sr, ‘68), 10 Premio Guido Casciaro(Messina, ‘68), 70 Premio al Concorso nazionale(Rimini, ‘68), Premio Sulmona (Sulmona, ‘68, ‘69) , 3~ Premio al Concorso (Perugia,’68), Rassegna d’ arte (5. Nicolò, Sr, ‘69, ‘70), Premio Marino Mazzacurati (Alba Adriatica - Teramo, ‘70), Premio Monte Moro (Genova, ‘70), 10 Premio Colonnina d’ oro ( CT, ‘70), 20 Acino d’oro (Pachino,’73), 1° Premio alla 10 Triennale d’arte sacra ( Monreale - PA, ‘75), GaIl. Quadriga (Sr, ‘76), Premio Comiso( ‘74, ‘77), Mostra reg.le(Messina, ‘78), Mostra d’arte (Avola,’79), M.I. Mail Art( Padova, ‘80), La Nuova creatività (Sr, ‘86), 10 mostra d’arte sacra( Pozzallo, ‘88), Palazzo Bellomo ( Sr, ‘88), Chiesa Santa Lucia al Sepolcro (Sr, ‘90), Un museo di sculture(Bronte, ‘90), 30 Biennale Arte sacra (Sr, ‘93), Premio alla carriera( Accademia BB.AA., Sr, ‘96), Rassegna d’arte ( Sr, ‘96), Galleria Quadrofoglio(Sr, ‘99), Migliara-Raeli, Riapre la Latomia dei Cappuccini (Sr, ‘99). La sua scultorea libertà espressiva sviluppa da tempo temi legati alla cultura sacro — religiosa : la sua figura preferita è S. Francesco!




Giuseppe Campanelli è nato il 25 Gennaio 1925 a Siracusa, dove è morto il 30 Marzo 1995,
 all'età di 70 anni compiuti .
 Nell'infanzia,dal 1931 al 1940, abita a Tripoli (Libia) ; rientrato con la famiglia a Siracusa,si trasferisce a Lucca e vi trascorre il periodo bellico .
 Figlio d'arte,da adolescente,frequenta nelle ore libere la bottega di fabbro  del padre,dove apprende i primi rudimenti del disegno,del modellato e del ferro battuto.Da Firenze,dove frequenta il locale Liceo Artistico,si trasferisce a Carrara e qui frequenta la Scuola del Marmo ed il  locale Liceo Artistico,dove consegue il diploma nel 1947 . Nel 1948 ottiene l'insegnamento del disegno presso le Scuole Statalied intercala questa attività con quella di scultore .

Mostre degne di nota : Mostra dei due mari (Palermo,'66),2° Biennale di pittura e scultura ('76),
 Club d'arte Gruppo 6 (Pachino,'78), Cortile Palazzo Comunale (Avola,'79),Palazzo Comunale(Avola,'79), Inda (SR,'81),Club d'arte Arte 94 (Sr,'82,'83),Piazza R. Margherita (Marzamemi,'83, Cral-Cassa Risparmio (SR,'85), Esas (SR,'85) . Degna di menzione la Mostra-Omaggio,post-mortem, dal titolo " I nudi " presso la Galleria Roma (SR,'98).
 E' stato pure molto amico dell'artista -gallerista Corrado Brancato e dell'artista Vittorio Giaracca,
 con cui ha condiviso, per un certo periodo di tempo, anche l'atelier d'arte .
 Secondo A. Trombadori,"evidenti sono il rispetto per Henry Moore e l'ammirazione per Pericle Fazzini " mentre per Di Pietro " è uomo di estrema modestia, schivo ed umile; tuttavia è pronto e vigile, quasi repentino, indagatore di particolari e sfumature "  e per Giaracca " le sue figurazioni possono considerarsi senza tempo ancorquando esse recano il segno inciso nelle figure arcaicizzanti,richiami ancestrali....." .
 Due sue lapidi commemorative,dedicate al sacrificio di Bachelet e di  Mattarella, in pietra dura giallo oro antico,sono visibili presso l'Istituto  Superiore Internazionale di Scienze Criminali (SR).

Nato a Pozzallo (Ragusa )  l'8-10-1915 e morto a Roma il 5-11-1982, all'età di 67 anni.
  A Modica, nella bottega del padre decoratore e nello studio dello zio pittore, riceve i primi insegna- menti. La sua attività artistica data del 1932, anno in cui si trasferisce a Roma per studiare i grandi maestri dei corsi di studio all'Accademia di Belle Arti e di Francia. Dal 1934 è presente alle maggiori rassegne nazionali ed internazionali. Ha vinto numerosi premi. E stato prescelto per l'esecuzione di opere monumentali in Italia e all'estero. Figura in musei e in Gallerie d'Arte Moderna (Roma, Firenze, Assisi, Stoccolma, ecc.) in collezioni private italiane e straniere. • .

Monumenti esequiti

Napoli Decorazione padiglione di Rodi (Mostra d’oltremare).
Messina Statua di San Bartolomeo.
Brindisi Bassorilievi per una scuola elementare.
Lecce Grande Pannello per la Banca d’Italia.
Roma Grande bronzo intitolato "Il Rodeo" proprietà della FIAT (Trionfale).
Cattedrale di Manila Statua della Madonna Immacolata (bronzo).
Beirut (Libano) Monumento equestre del fondatore della città.
Bari Statua della "Giustizia" nella piazza del tribunale.
Terni Grande Altorilievo per l’Ospedale Civile.
Roma Grande Statua lignea sul soggetto "l’umanità del soldato" proprietà Forze Armate palazzo Barberini.
Cimitero di Roma Monumento Messina. Monumento al soldato del Genio.
Arcinazzo Monumento Parodi.
Istituto Filippo Smaldone Roma Grande Bassorilievo nel fondo del salone d’onore.
Roma Vari progetti di opere monumentali per la stazione di Roma secondo progetto Massoni.
Carmiano Grande Altorilievo policromo nella Chiesa Madre.
Trepuzzi San Michele statua in ceramica.
Roma Bozzetto vincitore assoluto per un monumento alla libertà da eseguire nello Zaire.
Cimitero di Roma Quattro Bassorilievi.
Paestum Chiesa del Getsemani altare alle sante Siciliane "Santa Lucia, Sant’Agata, Santa Rosalia".
Caserta Villa Maggiò parete di fondo della cavallerizza.
Pozzallo Monumento a San Giovanni Battista.
Siracusa Chiesa di Santa Rita (S. Rita) ceramica.
Siracusa Pantheon - Madonna (lignea).
Roma Statua di S. Caterina (chiesa della Minerva).
Georgia: Atlanta Chiesa di San Paolo della Croce (terracotta policroma).
Hartford (Connecticut) Grande abside in ceramica policroma 310 mq. (Chiesa di 5. Giuseppe) 3 porte in bronzo.
Reggio Calabria Varie tombe di famiglia nel cimitero locale e altorilievo nel Palazzo Zagarella.
Assisi "Pro Civitate Cristiana" Cristo lavoratore.
Marino Cappella nel Cimitero locale.
Foggia Sant’Antonio (Chiesa omonima).
Buenos Aires (Argentina) Per la chiesa degli italiani.
Messico Cotija Monumento a Maura Degollado de-Maciel (proposta per la beatificazione).
Frascati Bassorilievo in pietra destinato a decorare l’Istituto Michelangelo Buonarroti.
Roma Chiesa S. Giovanni Bosco. Altorilievo in marmo (vita di S. Giovanni Bosco).
Monte Porzio Suore Francescane Insegnanti (bassorilievo ceramica met.)


domenica 5 gennaio 2014



galleriaRoma
piazza San Giuseppe 2
 
 
LO STRANIERO
mostra collettiva
vernissage domenica 22 dicembre ore 18,30
 
dal 22 dicembre 2013 al 7 gennaio 2014

lunedì 8 aprile 2013

martedì 26 marzo 2013

(1) GalleriaRoma Artecontemporanea Siracusa

(1) GalleriaRoma Artecontemporanea Siracusa


galleriaRoma
artecontemporanea siracusa

Sabato 30 marzo alle ore 18,30 il semiologo prof. Salvo Sequenzia, presenta la collettiva d'arte I COLORI E LE FORME DELL'ARTE  settima edizione.
 




IN COLLOQUIO CON IL SACRO

 

Nota in margine alla esposizione collettiva “I colori e le forme del sacro”

 

 

 

Il percorso espositivo della collettiva “I colori e le forme del sacro”, ideato ed allestito con sobrietà ed eleganza da Corrado Brancato nella Galleria d’arte contemporanea “Roma” di Ortigia, accoglie le opere di un gruppo di artisti che hanno testimoniato il loro rapporto con la dimensione del “sacro” attraverso i linguaggi, le tecniche, i colori, le forme e i simboli propri della loro esperienza artistica e della loro formazione.

Le opere presenti in mostra sono legate da un fine comune che è quello di dare “riconoscibilità” ed evidenza al “sacro” attraverso l’espressione artistica,  nella ricerca di una intima sacralità intrinseca al gesto creativo: ricerca  che si realizza sia nel recupero di alcuni modelli ed “exempla” della tradizione cristiana, restituita nella “teatralità” figurale, nella evocazione di vicende, momenti, personaggi e simboli della grande “narrazione” vetero-testamentaria e neo-testamentaria; sia in una riflessione più intima e personale, sciolta da ogni suggestione religiosa e culturale, ed aperta ad accogliere la dimensione del “sacer” in tutta la sua tremenda portata, nel suo mistero e nel suo “scandalos”.

In effetti, l’idea fondativa della mostra risiede nella riflessione compiuta da Mircea Eliade su quell’«ispessimento ontologico»  che caratterizza le società “post-secolari” come la nostra: ovvero il  fatto che il sacro, nell’arte contemporanea, è divenuto spesso irriconoscibile, camuffandosi in forme, propositi e significati che sono, apparentemente, ‘profani’ o che si sciolgono in un indistinto, vacuo  e confuso panismo esoterico e soteriologico; esso non si riconosce più immediatamente e facilmente, perché non è più espresso attraverso il linguaggio religioso convenzionale. Se queste sono le premesse teoriche, le opere presenti in mostra ingrediscono verso una più ampia comprensione dei limiti, dei significati e delle “potenzialità”, in senso spinoziano, che la parola ‘sacro’ ancora conserva ai nostri giorni nell’ambito dell’esperienza estetica ed artistica.

Ogni artista ha realizzato la propria opera consapevole che essa, a prescindere dai riferimenti culturali e religiosi, dai modelli di riferimento e dalle qualità stilistiche e compositive che la caratterizzano, definisce già, con la sua mera “presenza”, uno spazio di riguardo, inviolabile, “sacro”, nell’accezione che rinvia direttamente all’etimologia della parola: circoscritto, ristretto, separato. La distanza che ogni opera “delimita” – quand’anche non abbia a che vedere con una dimensione trascendente, o comunque ‘superiore’ – può essere sia meramente spaziale e fisica, sia temporale, sia culturale. In ogni caso, tuttavia, tale distanza permane invariabilmente a segnare una straordinarietà, un’eccezionalità: l’”aura”, ovvero una dimensione emergente, umbratile, pervasiva,  non ordinaria né quotidiana, sottratta alla morsa del tempo cosale e mondano, precipitata e assorta nello “spectaculum”, vale a dire nella contemplazione  e nella esperienza percettiva di  “qui spectat”, colui che guarda e intuisce attraverso lo sguardo.

Tale dimensione non è, contrariamente alle apparenze, avulsa dalla vita; anzi, alla sua immanenza è quasi impossibile resistere, sia essa fondata sull’incanto e sulla fascinazione, sia sul timore e sull’inquieto avvertimento del mistero e dell’ignoto. Limite e “soglia”, confine e passaggio, lo spazio sacro si costituisce sempre come rapporto – ora esclusivo e privato, ora collettivo e condiviso – tra mondi diversi; e come invito, per chi guardi, a lasciarsi trasportare, ad affidarsi all’opera e a sperimentare, così, una sorta di “straniamento” contemplativo o di empatica immedesimazione.

In tal senso, l’approccio al “sacro” che questa esposizione rivela è anche un “colloquio”.

Infatti, ciascun artista ha voluto significare – anzi, ribadire – nel proprio lavoro, che  l’essere dell’uomo è radicato essenzialmente nel linguaggio, cioè nella sua capacità di aprirsi all’Altro, nell’attitudine a poter dare  e  ricevere incondizionatamente,  nella disposizione ad accogliere l’Alterità e ad esserne “invaso”, penetrato, fecondato. Ciò si dà, nel modo più intimo e assoluto, entro la dimensione del “colloquio”, in quel silenzioso scambio che avviene attraverso le parole. Il parlare, il linguaggio, rendono possibile l’incontro. E l’arte propizia e sperimenta, nel tempo umano che ci è dato vivere, la forma più  assoluta e perfetta di “colloquio”. In questo suo carattere precipuo di apertura alla dimensione dell’Alterità, nel suo incamminarsi dentro l’oscurità del bosco e smarrirsi in essa, sino all’avvertimento e alla comprensione della luce della “radura”,  l’arte sperimenta il sacro, e ne diviene “ermenuta” e custode.     

Pluricità e diversità di linguaggi, di tecniche compositive, di modulazioni cromatiche e di declinazioni iconiche caratterizzano la mostra, in cui spiccano, accanto ad alcune riconoscibili “voci” del parterre artistico siracusano che si sono cimentate col tema, anche talenti inediti emergenti.

Pregevole la qualità degli esiti artistici, sia dal punto di vista della “rivisitazione” dei “topoi” e dei temi afferenti alla cultura religiosa, sia dal punto di vista formale e stilistico.

Al di là dei valori formali ed estetici, la mostra “Colori e forme del sacro” ha voluto rappresentare, per tutti noi, uno spazio di interrogazione e di indagine che scompagina posizioni semplicistiche e, spesso, opportunistiche distinzioni tra fede e scienza, tra credenti e non credenti: spazio fecondo ed aurorale di domanda, di fervida attesa, di incontro e di colloquio.

Alla deriva inarrestabile del “genocidio” culturale dell’Occidente, europeo ed italiano in particolare, è compito e missione della “communitas degli artisti proclamare la verità e il mistero della bellezza, la sua “sacralità, nell’età del disincanto.

E questa mostra, realizzata con amorevole cura in una  galleria d’arte ormai storica nella piccola isola di Ortigia, non è venuta meno a tale compito, a questa missione.

 

 Salvo Sequenzia