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lunedì 2 gennaio 2012

"la vita ,l'universo e quant'altro"





galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa


La vita, l’universo e quant’altro…conversazione di Corrado Spatola Giovedì 12 gennaio ore 18,30, nei locali della Galleria Roma - Piazza San Giuseppe 2 - Siracusa

Il lavoro del fisico puro consiste normalmente nell’interpretare e descrivere i fenomeni naturali in termini matematici. Questi -come tali- sono inopinabili, riproducibili, verificabili ovvero soddisfano le condizioni dettate dal metodo cartesiano universalmente riconosciuto nella sua scientificità.
Ma se esistessero delle leggi nella natura nell’ambito delle quali ricadono le azioni umane ( dalla semplice vita di ogni giorno alle decisioni fondamentali nell’arco del nostro vissuto …) si scontrerebbero col nostro “libero arbitrio” ? Conoscerle avrebbe un risvolto pratico? E, soprattutto, esistono veramente queste leggi? Quante e quali sono e quale può essere il loro limite?
Questi argomenti saranno trattati in un incontro che vuole avere il sapore di una semplice conversazione lasciando, perciò, ampio margine di tempo agli interventi ed osservazione degli ascoltatori.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com
www.galleriaroma.it

venerdì 28 ottobre 2011

Galassia Iternet

galleriaRoma
piazza San Giuseppe 2
Siracusa

Giovedì 3 novembre ore 18,30GALASSIA INTERNET:  per una fenomenologia delle nuove forme di soggettività a cura di Roberto Fai

In che modo, Internet sta cambiando la nostra vita? O l’ha già cambiata? E di “globalizzazione”– termine “ubiquitario” e vero e proprio passepartout con cui leggiamo il nostro tempo – potremmo parlarne senza far riferimento alla rivoluzione informatica? Davanti al fenomeno pervasivo del web, è possibile uscire dalla classica e carsica contrapposizione tra “apocalittici” e “integrati”? Tra la vasta letteratura sul ruolo e senso del web, di Internet, e del cyber-spazio, possiamo parlare di un “neoilluminismo”, espresso dall’avvento di una “intelligenza collettiva” (Pierre Lévy), oppure ha ragione Nicolas Carr quando si domanda se ? A partire da queste suggestioni, si cercherà di svolgere una vera e propria genealogia del “virtuale”, e di come la dimensione del tempo, della temporalità sia quasi soppiantata da una inedita dimensione spaziale.
  Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato
Addetto Stampa: Amedeo Nicotra
Ingresso Libero
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venerdì 30 settembre 2011

AUTOSTIMA A SIRACUSA


galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa

Autostima a Siracusa

Un incontro alla “Galleria Roma” con l’Università “Brahma Kumaris”

Riscoprire come apprezzare se stessi, calibrare meglio le proprie scelte per trarre più soddisfazione dal proprio percorso, relazionarsi sempre meglio sulla base del mio valore e di quello degli altri.



Il 1° Ottobre 2011, alle ore 18.30, la Galleria Roma ospiterà l’Università Spirituale Mondiale Brahma Kumaris, un'Organizzazione non Governativa, con statuto generale di organismo consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e presso l'UNICEF. Il suo intento è quello di promuovere un cambiamento positivo attraverso la riscoperta dei valori morali e spirituali e delle qualità insite in ciascun individuo. (www.bkwsu.org/italy).

L’incontro sarà condotto da Antonella Ferrari, insegnante dell’Università da più di 20 anni. La sua esperienza maturata sul territorio italiano ed internazionale, riesce facilmente a guidare il pubblico verso una visione più chiara e semplice della tematica affrontata.

In questo caso si esplorerà l’Autostima, un argomento caro un po’ a tutti in questi tempi che mettono a dura prova il nostro animo, le scelte che sentiamo essere veramente giuste per la nostra crescita e la salvaguardia dei rapporti interpersonali. In tempi come quelli attuali, i valori fondamentali “gridano” per essere apprezzati nuovamente e messi in pratica e, dal momento in cui iniziamo a sperimentare e riconoscere aspetti genuini di noi stessi, nasce una nuova stima della nostra persona.

Iniziamo a prendere le cose con più calma e accettazione, capendo che ciò che accade ha un significato, e ciò non significa essere passivi. Avere fiducia in se stessi diventa effettivamente possibile quando ristabilisco un contatto con la mia identità, quando faccio attenzione a non commettere quel tipo di sbagli che mi portano al continuo pentirmi, perdendo così stima di me stesso.

Antonella Ferrari ci guiderà attraverso condivisioni, esperienze di meditazione guidata e riflessioni mirate sull’argomento.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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domenica 25 settembre 2011

Pinocchio esce dalla sua fiaba


galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3

Giovedì 29 settembre 2011 presso la Galleria Roma, Piazza S. Giuseppe , Siracusa alle ore 18,30 presentazione del volume di Euridice Zàccari Pinocchio esce dalla sua fiaba Relatrice: Giovanna Strano, preside dell’Istituto “Filippo Iuvara”.
Saranno presenti l’Autrice Euridice Zàccari e l’Editore Carlo Morrone

Una fiaba in cui Pinocchio, il burattino di collodiana memoria, è subito trasformato in un bambino che, orfano del suo Geppetto, deve crescere senza una guida. Il protagonista crede che quelli fatti di carne e ossa sono tutti buoni, mentre i cattivi rimangono burattini di legno fin quando non diventano buoni. Con queste convinzioni Pinocchio si affaccia alla vita andando incontro a singolari avventure che gli permetteranno di maturare e di superare le difficoltà in mezzo a momenti lieti, trascorsi insieme ai suoi nuovi amici e conoscenti. Un Pinocchio rivisitato che a fatica tiene a memoria le lezioni che la vita gli offre giorno per giorno, fin quando avviene il miracolo: da ragazzo insensato e senza giudizio si trasforma in persona responsabile decidendo di allontanarsi dalle cattive amicizie che lo stavano trascinando per una strada senza ritorno. Questo libro è il dono che una nonna ha scritto per il suo nipotino, ma che si addice a tutti quei nipotini che non hanno una nonna scrittrice.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato e DiapasonStudio

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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domenica 18 settembre 2011

I MEGGHIU


galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa

Giovedì 22 settembre alle ore 18,30 Aruro Messina ricorderà "I MEGGHIU" cioè i siracusani che negli anni Ottanta e Novanta si distinsero.

La Galleria Roma, che recentemente si è trasferita da via Maestranza a Piazza San Giuseppe, in una sede molto più decorosa e adeguata, ha ripreso, oltre che l’attività artistica, anche quella dei suoi “giovedì della cultura”, in cui ha coinvolto parecchi tra i personaggi più noti e apprezzati del mondo artistico e culturale del territorio, invitandoli ad alternarsi nell’intrattenere con importanti conferenze su gli argomenti più vari che vanno dalla letteratura e l’arte, dalla storia alla socialità ( aventi generalmente come focalità lo spaccato particolare dell’ambiente) i numerosi suoi iscritti e chiunque ne fosse interessato, per cui degnamente viene conosciuta e apprezzata come una delle associazioni più attive e qualificate di Siracusa.
Giovedì prossimo, giorno 22, alle ore 18.30, pertanto, a conferma dell’attenzione che la benemerita Galleria rivolge alle “locali cusuzze” l’obbiettivo sarà rivolto a “i megghiu”, cioè ai siracusani che, negli anni Ottanta e Novanta ( dal 1983 al 1997), si distinsero per i loro meriti culturali, artistici, religiosi, sportivi, sociali e per questo ricevettero il Premio di Cultura e Socialità
E’ uno spaccato di storia siracusana che merita di essere vivamente attenzionato, soprattutto a dimostrazione che allora, come oggi, non vi erano e non vi sono solamente estorsione, delinquenza, mafia, egoismo… ma vi erano e vi sono anche , come diceva l’Ispirazione Tematica del riconoscimento “… frammenti di speranza/ che lievitano per le strade / convulse di traffico e d’ansia: c’è ancora il buon Samaritano tra noi; c’è ancora il paziente Cireneo/ che si accolla il gran peso altrui,/ c’è chi tiene la fiaccola accesa nella notte civile che incombe …”
Il compito di risuscitarne il più doveroso e degno ricordo se l’è assunto chi quell’iniziativa si assunse e portò avanti per quasi un ventennio: il prof. Arturo Messina, che per ognuno dei premiati ne scriveva la motivazione con un sonetto o sonettessa, in lingua italiana d’oggi o in lingua italiana primiera, cioè in dialetto siciliano, che pur se lui per modestia ha sempre definito “sedicente poesia” assumevano un valore sicuramente superiore a quello d’una medaglia .
Egli più che fare la storia del Premio, rinfrescherà la memoria di quei singolari siracusani che non dobbiamo dimenticare, ma imitare; pertanto lo farà leggendo alcune di quelle … sedicenti liriche. Trattandosi dell’Oscar della Siracusanità, come sottofondo farà ascoltare alcuni dei suoi “120 acquerelli poetico musicali sul territorio di Siracusa” che venivano cantati dai Siracusani Singers, come “Omaggio a Ortigia” cantato da Lucia Colletta Frisone ( la madre di Fulvio Frisone), “Torna, Santa Lucia!”, cantato da Nello Burgio”, “Non potrai scordar Siracusa” ( cantata da Fabia Tanasi e il gruppo) e diverse altre.
Si prevede che oltre ai soci, molti in omaggio a chi non vi è più ma che bisogna ricordare e imitare, a partire dagli amici e dai parenti, verranno a presenziare.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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lunedì 12 settembre 2011

iL FIGLIO DEL DILUVIO- Ritorno alla poesia di Enzo Giudice




galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa





Giovedì 15 settembre alle ore 18,30 Salvo Sequenzia presenterà il libro del poeta Enzo Giudice.


IL FIGLIO DEL DILUVIO
Ritorno alla poesia di Enzo Giudice


Ritornare alla poesia di Enzo Giudice. Ad Ortigia, dove il poeta floridiano prematuramente scomparso quattordici anni fa visse e compose i suoi versi più belli ed amari, vagando tra i vicoli della Giudecca «accattone di sogni e di parole».
Un ritorno che propizia una lettura nuova dell’opera del Nostro, la cui indagine critica rimane sempre aperta per l’innumerevole quantità di inediti che il poeta ha lasciato e che, periodicamente, affiorano, portati alla luce dalle inesplicabili correnti della vita.
Il poeta Enzo Giudice, fu uomo fedele ai suoi e agli amici, buon lettore, curioso di esperienze, gran viaggiatore inquieto e disperato, raffinato animatore culturale in quella cerchia di intellettuali siracusani che si radunava, negli anni post-bellici, nella “Bottega Margutta” di Castorio Di Tommasi attorno a Piero Fillioley, a Dino Cartia, a Mario Zammararo, ai fratelli Formosa.
L’apprendistato letterario di Enzo Giudice si consuma a metà tra gli anni Sessanta e Settanta in interventi giornalistici di costume e di cronaca, in recensioni e appunti culturali sui rotocalchi aretusei l’Eco di Sicilia, La Domenica, Edizioni Pentapoli.
Si attestano ai primi anni Settanta i viaggi di Enzo Giudice a Milano e a Roma, dove frequenta l’atelier del pittore Giorgio Orefice e la casa di Mario Zammarano, partecipando con curiosità e intelligenza all’avventura culturale delle “romane” Edizioni Cartia. Intanto conosce e frequenta Leonida Repaci, al quale fa leggere i suoi primi esperimenti poetici, che confluiranno nella silloge Il figlio del diluvio, pubblicata nel 1974 dall’editore Cartia e che risulterà finalista al Premio Viareggio, nella sezione dedicata all’opera prima. Leonida Repaci, «estimatore dei suoi versi» , lo introdurrà negli ambienti letterari della capitale dove il poeta viene subito apprezzato per la sua sensibilità e il suo carattere mite e malinconico.
Con Il figlio del diluvio, prefato da Mario Zammarano, la poesia di Enzo Giudice svela subito e per intero la sua appartenenza a quel «sesto continente del pianeta piccolo e clandestino» che è la Sicilia, a quella Sicilia che è insieme terra di miti e luogo di contraddizioni profonde, ove le urgenze esistenziali e le ansie speculative si compongono, variamente ibridate o bruciate, entro immagini reali o astratte.
La scrittura che emerge da simile entroterra è una scrittura che privilegia le dicotomie e le costanti polarità, cui non si sottrae il nostro autore, nei cui versi si fissano attaccamento alla vita e senso di morte, ansia conoscitiva e tentativi di fughe nel passato, gusto della natura e memoria di ombre.
Con gli scrittori siciliani del primo e del secondo Novecento, Giudice condivide una profonda spinta contestativa alla propria realtà che, se in alcuni si è espressa in un reale andare via - nella fuga verso il nord - nel nostro si consuma tra tentativi “reali” di fuga, viaggi disordinati in Italia e all’estero, e in immaginari piani di fuga nei quali dislocare una personale ed utopica ricerca di “altro”. Ma alla spinta centrifuga e al desiderio di sconfinamento dal reale si oppone una tendenza centripeta in cui si esercita e si manifesta il controllo del logos sugli impulsi dell’anima.
Di tale rapporto ci testimonia il Dies irae, composto intorno al 1975.
La scrittura poetica del Dies irae alterna reale e surreale, interiorità ed esteriorità, buio e luce, storia e mito, epos classico ed epos cristiano.
La «primitiva purezza del fiume», le «stanze ammobiliate», l’«ideale Milano», sono luoghi in cui cifrare l’inquietudine del poeta e il suo desiderio di sondare l’oltre metafisico. Allegoria, inoltre, del nomadismo interiore e di un inconscio desiderio di soste, ma anche di una impossibilità o di una incapacità di consistere nel proprio tempo storico se non per antitesi, per via negativa, dichiarando la propria assenza, proiettandosi verso un non-luogo in cui riverberare il rifiuto, anche segreto, di una realtà inadeguata: «E’ il gusto amaro/ di chi è posto ai confini dell’esistere/ di chi si è fatto biancore che fugge/verso terre che ignorano il cemento...».
Il «gusto amaro dell’esistere» cui allude il poeta ha un riscontro quasi letterale in quel «gusto amaro della vita» su cui disserta il protagonista dell’Uomo dal Fiore in bocca di Luigi Pirandello, piece teatrale che si sviluppa dalla elaborazione della novella La morte addosso. Il Dies irae è l’ultimo approdo dell’«uomo dal fiore in bocca», l’uomo segnato dalla ineluttabilità del proprio destino ma, insieme, così attaccato alla vita da non rassegnarsi: «Lasciaci spendere i nostri trenta denari/nel canto sterile di chi muore/di sete davanti a zampilli di veleno/lasciaci scavare una galleria/ senza sbocchi come un pezzo di vetro/in cui si riflette la notte»: così si legge in questo passaggio del Dies irae, dove la costruzione del dettato poetico, fortemente retoricizzata dalla frequenza degli ossimori, delle antitesi e della similitudine finale, si fa presagio, epifania di ciò che ineluttabilmente “deve accadere”.
In tal senso, la poesia del Dies irae si discosta definitivamente dai toni ermetici del Figlio del diluvio, accogliendo e realizzando la proposta montaliana ad un discorso che «passi il varco», sovvertendo i confini istituiti del reale, verso un luogo probabile ma indefinito in cui si saldano memoria del passato e angoscia per un presente vissuto nella sofferenza e nella disillusione. Denso, contratto, sostenuto, fluido e struggente è il verso del Dies irae, in cui il discorso poetico opera la mimesi di quelle «Labbra [che] si schiudono come valve/per inghiottire epigrammi...», in cui le «parole diventano suoni rarefatti/di cornamuse ironiche...» che prendono il poeta fin dall’inizio del poemetto e lo inducono a consegnarsi all’inganno, alle seduzioni del suo faticoso e tragico errare «verso terre che ignorano il cemento».
L’orizzonte esterno, da cui muove l’immaginario del poeta, è quello reale dei luoghi colti nella loro quotidiana presenza: il fiume inquinato dal catrame e dalle discariche. Ma esso, trafitto dallo sguardo allegorico del poeta, sembra dilatarsi al punto da dischiudere un orizzonte “altro”, sino a divenire rappresentazione di un inquinamento “morale”, metafisico, segno tangibile della presenza costante del Male nella storia dell’umanità e, in particolare, nell’epoca in cui vive il poeta. Male morale che ha sconvolto orribilmente la «primitiva purezza del fiume», immagine quasi leopardiana, con la quale il poeta vuole certo alludere al tempo felice dell’infanzia, a quella “primavera dei popoli” cantata da Leopardi in cui l’uomo viveva in perfetta armonia con la natura.
La positività dell’elemento equoreo che si delinea nell’incipit del Dies irae, rinvia, da un lato, a una dimensione mitopoietica ancestrale - in cui l’acqua viene vista come portatrice di vita e di purificazione - e dall’altro recupera un modulo caro alla poesia araba, quello della “poesia idrologica” - il canto dei fiumi e delle sorgenti della Sicilia - topos che si associa, nell’opera di Hibn Hamdis e di Al Trabanishi, all’elogio della Sicilia in quanto “Giardino di Hallah”, paradiso in terra, luogo di delizie e di primigenia purezza. Tale topos agisce anche nella poesia di Quasimodo, seppure filtrato attraverso il recupero di tematiche legate alla grecità - si pensi alle poesie “fluviali” dedicate all’Anapo, al Simeto e ad altri celebri fiumi e sorgenti della Sicilia - sino a depositarsi nell’immagine dell’isola in quanto “paradiso perduto”, luogo di purezza contaminata cui Quasimodo guarda con nostalgia estetizzante e Giudice, nell’incipit del Dies irae, riprende in modo assai originale e con toni di disperata rassegnazione.
In effetti, l’universo poetico di Giudice viene dopo una catastrofe - egli «figlio del diluvio» - ormai nemmeno più storica, perché proiettata in un passato mitico, indifferenziato, atemporale. Dalle soglie di questo spazio-tempo indefinito, rievocato ed attualizzato dalla memoria dei drammi familiari, emerge una epifania del negativo, avvertito come oscura memoria maligna, come fantasma di un destino sinistro: «Non per libera scelta io venni/ alla deserta isola di Pathmos/ma perché da te chiamato:/una calamita’ mi costringe sempre/a ritornare con passo piu’ pesante».
Misticismo, esoterismo e surrealismo alimentano dunque la poesia del Dies irae, che ha i suoi referenti letterari - più o meno esplicitati - nelle Illuminations di Rimbaud, nella visionaria peregrinazione degli Ultimi cori per la Terra promessa di Ungaretti, nella posia di Raphael Alberti, nei Canti orfici di Campana e nei Cantos di Pound. E, ancora, il verso del Dies irae conosce lo sbigottimento bontempelliano, la disillusione amara di Landolfi, l’ardua visionarietà surreale di Savinio.
Ma la corrente delle apparizioni tende a trasferire, a dissolvere il dato empirico in una visione assoluta fatta di evocazioni, di storie iniziatiche, di prodigi. La condizione magica dell’essere, il deflagrante morire del tempo, rifiutano ogni tipo di analisi; e perdura la sofferenza, il dolore dell’ardua via dell’esistere, da cui scocca il trionfo triste della poesia.

Salvo Sequenzia

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero

Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560

corradobrancato@hotmail.com
www.galleriaroma.it




lunedì 5 settembre 2011

fOTOGRAFIA E ARTE

galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa
FOTOGRAFIA & ARTE




Giovedi 8 settembre alle 18,30 nei locali della nuova sede di Galleria Roma, Salvatore Zito intratterrà gli ospiti della serata con una conversazione sui rapporti della fotografia con l’arte.
Nel percorso della storia dell’arte la fotografia ha dovuto da sempre strappare con le unghie e con i denti il suo ruolo all’interno della generale evoluzione artistica. La fotografia non ha una storia autonoma e per questo separata dal resto dell’arte ma, insieme alle avanguardie che hanno costruito il pensiero e le opere degli artisti contemporanei, la fotografia ha avuto ed ha con l’arte un ruolo paritario.

Nella breve conversazione che giovedì si terrà nella nuova sede di Galleria Roma, appena inaugurata, si affronterà questo tema utile ad individuare il significato artistico di un immagine fotografica ancora oggi da molti considerata, a torto, figlia di un’arte minore.

Si faranno alcuni accenni alla storia della fotografia, narrandone i presupposti e i protagonisti, si parlerà dei movimenti fotografici nati qua e là nel mondo, il loro concettualismo e il rapporto con le arti ufficiali. La conversazione sarà integrata dalla proiezione delle immagini di riferimento per gli argomenti trattati.

Organizzazione e direzione: Corrado Brancato


Info:
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lunedì 7 marzo 2011

GARIBALDI E L'IMPRESA DI SICILIA


Nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia, indette Dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma, Franco Purpura parlerà di "Garibaldi e l'impresa di Sicilia", giovedì 10 marzo alle ore 18,30.
Il 5 maggio 1860, Garibaldi, alla guida di poco più di mille uomini, partiva da Quarto per una straordinaria impresa storica.
Durante la conversazione del 10 marzo, si discuterà delle strategie di guerra adottate dal generale, delle armi usate e di alcuni dei suoi primi provvedimenti legislativi che gettarono le basi per un paese costituzionale: provvedimenti a carattere politico e sociale, atti in favore della pubblica istruzione, confisca ed riutilizzo dei beni ecclesiastici e borbonici.

Per coloro che ne avessero interesse, sarà disponibile una carpetta contenente copia dei più significativi decreti garibaldini

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

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martedì 22 febbraio 2011

Dal Regno di Sicilia al Regno d'Italia


"DAL REGNO DI SICILIA AL REGNO D'ITALIA " è il titolo della conferenza che Il prof. Francesco Purpura terrà giovedì 24 febbraio alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma, nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia indette dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma.

Data la sua posizione geografica, la Sicilia, da millenni, è una sorta di ponte fra tre continenti. Popoli dalle più disparate provenienze, nuove idee, agguerriti eserciti, costumi di vita e traffici commerciali, attraverso la nostra Isola, sono giunti in Europa o dall'Europa sono arrivati in Africa ed in Asia. Persino il Cristianesimo è arrivato a Roma transitando per Siracusa. Inevitabilmente, anche l'Unità d'Italia non poteva realizzarsi che passando per la Sicilia.
La conversazione del 24 febbraio, dopo un breve excursus storico sulle origini del Regno di Sicilia, verterà sugli eventi che si susseguirono durante la prima metà dell' 800. Esaminando copia dei documenti rinvenuti nell'Archivio di Stato di Siracusa, saranno discussi i moti rivoluzionari, la violenta reazione delle autorità del tempo e le società segrete che, inevitabilmente, sorsero per contrastare un potere tanto arrogante e prepotente.

A ciascun socio sarà data una carpetta contenente copia dei documenti oggetto della conversazione.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

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lunedì 7 febbraio 2011

Brigantaggio a Siracusa


galleriaRoma
Continua il ciclo di appuntamenti "I giovedì della Galleria" per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il prossimo incontro dal titolo “Brigantaggio a Siracusa” a cura di Mariarosa Malesani si terrà il 10 febbraio alle ore 18,30 presso la Galleria Roma in via Maestranza 110 Siracusa .

Il brigantaggio affonda le sue radici nel Medio Evo quando le bande venivano utilizzate dalle famiglie potenti in dispregio alle norme più comuni del vivere civile. Nei secoli il fenomeno conosce momenti di massima espansione e momenti relativamente tranquilli. Tuttavia le radici non vengono mai estirpate, anche perchè è difficile fare, in certi momenti, la distinzione tra banditismo, brigantaggio e mafia. Dal 1860 le condizioni sono diverse da quelle dei secoli precedenti perchè il nuovo regime savoiardo non dava risposte adeguate alle necessità delle popolazioni meridionali. L'indifferenza piemontese alla storia, alle tradizioni e alle attese di un popolo segnerà pesantemente l'isola per tutto il tempo avvenire. Anche nel Siracusano si espande il fenomeno supportato dalla coscrizione obbligatoria, dalle tasse sul macinato e dalle leggi repressive messe in atto contro una popolazione che, secondo i piemontesi, non voleva "civilizzarsi".

organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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martedì 1 febbraio 2011

RIVOLUZIONE LAVORO E SANGUE nei canti popolari siciliani


galleriaRoma
via Maestranza 110
Siracusa

2011: 150 anni dell’Unità d’Italia
80 giorni di mostre, convegni e spettacoli

Nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia, indette Dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma, Corrado Di Pietro parlerà di "RIVOLUZIONE LAVORO E SANGUE nei canti popolari siciliani", giovedì 3 febbraio alle ore 18,30.
La storia degli umili e degli ultimi, le attese e le speranze dei contadini siciliani, le illusioni e il sacrificio del popolo che credette nel sogno unitario dell’Italia: tutto questo si può leggere anche nei canti popolari del nostro popolo che rappresentano i documenti più autentici, passionali e appassionati di quel Risorgimento che non abbiamo mai studiato.
Le misere condizioni del popolo siciliano attraversarono tutto l’ottocento e si esplicitarono in particolar modo nel campo del lavoro contadino e in quello dei rapporti sociali. I Borboni consumarono il loro disegno feudale, vessatorio e ‘schiavista’, ancorandolo a una stagnazione esasperata di ogni possibile dinamica socio-economica, gravando in modo pesante sulle condizioni del popolo che non ebbe mai la possibilità di un salario dignitoso, di una casa adeguata, di una scuola per far studiare i propri figli, di una decente assistenza sanitaria e di una giusta amministrazione della giustizia.
Da questa situazione nacque il sogno italiano nei latifondi siciliani; si attese Garibaldi come il salvatore e il sovvertitore e grande fu l’entusiasmo che accompagnò e sostenne l’avanzata dei mille sul suolo siciliano. Nacque così la protesta, la rivoluzione, l’atroce satira contro Ferdinando di Borbone, e si attese l’avvento del nuovo regno, quello di Vittorio Emanuele di Savoia, per sperare in un progresso socio-economico che stava infiammando tutta l’Italia.
Ma tutto cambia perché nulla cambi, si potrebbe dire parafrasando Tomasi di Lampedusa; e la Sicilia restò immobile e schiacciata come prima, come sempre. Nacquero così i fasci siciliani, le prime lotte contadine per la terra, i briganti e la mafia fino a sfociare in quella galassia di arretratezza sociale e culturale chiamata ‘questione meridionale’.
La poesia popolare siciliana non tacque e non chiuse gli occhi su questi fatti. Si fece denuncia e protesta, riso sarcastico e amaro, accorato canto di dolore e di sofferenza, preghiera e rassegnazione.

RIVOLUZIONE LAVORO E SANGUE nei canti popolari siciliani


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via Maestranza 110
Siracusa

2011: 150 anni dell’Unità d’Italia
80 giorni di mostre, convegni e spettacoli

Nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia, indette Dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma, Corrado Di Pietro parlerà di "RIVOLUZIONE LAVORO E SANGUE nei canti popolari siciliani", giovedì 3 febbraio alle ore 18,30.
La storia degli umili e degli ultimi, le attese e le speranze dei contadini siciliani, le illusioni e il sacrificio del popolo che credette nel sogno unitario dell’Italia: tutto questo si può leggere anche nei canti popolari del nostro popolo che rappresentano i documenti più autentici, passionali e appassionati di quel Risorgimento che non abbiamo mai studiato.
Le misere condizioni del popolo siciliano attraversarono tutto l’ottocento e si esplicitarono in particolar modo nel campo del lavoro contadino e in quello dei rapporti sociali. I Borboni consumarono il loro disegno feudale, vessatorio e ‘schiavista’, ancorandolo a una stagnazione esasperata di ogni possibile dinamica socio-economica, gravando in modo pesante sulle condizioni del popolo che non ebbe mai la possibilità di un salario dignitoso, di una casa adeguata, di una scuola per far studiare i propri figli, di una decente assistenza sanitaria e di una giusta amministrazione della giustizia.
Da questa situazione nacque il sogno italiano nei latifondi siciliani; si attese Garibaldi come il salvatore e il sovvertitore e grande fu l’entusiasmo che accompagnò e sostenne l’avanzata dei mille sul suolo siciliano. Nacque così la protesta, la rivoluzione, l’atroce satira contro Ferdinando di Borbone, e si attese l’avvento del nuovo regno, quello di Vittorio Emanuele di Savoia, per sperare in un progresso socio-economico che stava infiammando tutta l’Italia.
Ma tutto cambia perché nulla cambi, si potrebbe dire parafrasando Tomasi di Lampedusa; e la Sicilia restò immobile e schiacciata come prima, come sempre. Nacquero così i fasci siciliani, le prime lotte contadine per la terra, i briganti e la mafia fino a sfociare in quella galassia di arretratezza sociale e culturale chiamata ‘questione meridionale’.
La poesia popolare siciliana non tacque e non chiuse gli occhi su questi fatti. Si fece denuncia e protesta, riso sarcastico e amaro, accorato canto di dolore e di sofferenza, preghiera e rassegnazione.

giovedì 27 gennaio 2011

Dallo Statuto Albertino alla Costituzione


galleriaRoma
via Maestranza 110
Siracusa
"Dallo Statuto Alberino alla Costituzione" è il titolo della conferenza che l'avvocato Silvio Aliffi terrà giovedì 27 gennaio alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma, nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia, indette Dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma.

La conferenza non ha l'obiettivo di esaminare le differenze giuridiche tra i due testi, ma di rapportare l'evoluzione giuridica di un popolo con il divenire storico, confrontando le leggi fondamentali di uno stato dalla fase iniziale della sua costituzione a quella di maturazione dello stesso dopo ben 150 anni. Diritto e società vanno di pari passo ed, infatti, l'Unità d'Italia passa anche attraverso una unità giuridica a fronte di una quasi medievale frammentazione politica che comportava la sussistenza e la coesistenza nella nostra terra di una diecina di ordinamenti giuridici, ormai anacronistici ed antistorici.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

mercoledì 19 gennaio 2011

Il cinema racconta l'Unità d'Italia


galleriaRoma
via Maestranza 110
Siracusa
Giovedì 20 gennaio alle ore 18,30 nei locali di Galleria Roma di via Maestranza 110 Siracusa, il prof. Francesco D'Isa introdurrà il primo incontro nel calendario delle celebrazioni dell'Unità Nazionale dal titolo "Il Cinema racconta l'Unità d'Italia". Saluterà gli ospiti il presidente Salvatore Zito.


Nel corso della serata saranno proiettati spezzoni dei film:
1860 - I Mille di Garibaldi 10 min.
Viva l’Italia 10 min.
Bronte 4 min.
Allonsanfan 11 min.
Senso 10 min.
La Pisana 15 min.


I 2 film che trattano specificatamente del tema dell’unità d’Italia, 1860 di Alessandro Blasetti e Viva l’Italia di Roberto Rossellini sono accompagnati dal film Bronte di Florestano Vancini che illustra un episodio marginale del processo unitario. Allonsanfan dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani e Senso di Luchino Visconti incorniciano cronologicamente il fenomeno unitario attraverso un prima che si colloca ai tempi della Restaurazione postnapoleonica e un dopo incentrato sul passaggio di Venezia al Regno, entrambi indugiando in modo immaginifico sulle astrazioni, furoristiche e utopistiche, insite in ogni progetto storicamente rivoluzionario.
Concluderà la serata “La Pisana”, regia di Giacomo Vaccaro, sceneggiato televisivo tratto dal romanzo Le confessioni di un italiano (1867) di Ippolito Nievo. Prodotto dalla RAI nel 1960 in occasione dei 100 anni dell’Unità d’Italia e che rivelò al grande pubblico l'attrice Lydia Alfonsi.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

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lunedì 10 gennaio 2011

San Sebastiano nella tradizione siracusana


galleriaRoma palazzo Rizza
via Maestranza 110 Siracusa

Giovedì 13 gennaio alle ore 18,30 Mariarosa Malesani parlerà di San Sebastiano nella tradizione siracusana

La devozione a San Sebastiano inizia nel XVII sec. e suscita subito grande affezione nel popolo Siracusano che, in un secolo di grandi carestie e pestilenze, trova conforto nella dedicazione al Santo protettore contro la peste. Una delle confraternite più antiche e numerose di Siracusa, la fratellanza di San Sebastiano, diventa devota custode delle tradizioni e amorevole curatrice del simulacro e delle reliquie.
La città, dopo un periodo d'indifferenza, dovuto anche allo spostamento del Porto e dei portuali ad Augusta, sembra rivivere da qualche anno la tradizione della festa del Santo grazie al ritrovato impegno dei vecchi e nuovi portuali, dei Vigili Urbani e di tutti coloro che collaborano affinché il Santo ritrovi la pietà popolare. .
Per far conoscere le tradizioni della festa e il grande affetto verso il Santo proponiamo filmati d'epoca gentilmente messi a disposizione dalle famiglie Russo e Vinci, da sempre tra i più validi ed affezionati devoti di San Sebastiano.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

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lunedì 3 gennaio 2011

Alda Merini poetica e sofferenza psichica


galleriaRoma
via Maestranza 110 Siracusa

Giovedì 06 gennaio alle ore 18,30 Giuseppe La Delfa presenterà l’antologia in memoria di Alda Merini, nel corso della serata sarà proiettato un video storico sulla vate dei navigli e ascoltato poesie inedite della poetessa e dei poeti partecipanti all’antologia.


ALDA MERINI POETICA E SOFFERENZA PSICHICA

Alda Merini è stata una delle maggiori poetesse italiane contemporanee.
Straordinaria in tutto: come donna , come poetessa , come scrittrice e come pianista.
La sua poetica, fatta di profonda e ardente visionarietà, ma nello stesso tempo sommessa di inquietudine.
I suoi temi sono stati il dolore, la follia, la carnalità , la spiritualità, l’amore, la sofferenza, la famiglia, le dediche alle persone care, agli amici e conoscenti, ai grandi poeti, scrittori ed intellettuali. Libri come il Magnificat, il Poema della Croce, Corpo d’amore, il Cantico dei Vangeli e Francesco nessuno li ha scritti. Posso affermare e testimoniare che negli ultimi tempi si era avvicinata alla chiesa cattolica frequentando l’arcivescovo Mons. Ravasi ricevendo apprezzamenti ( si stimavano reciprocamente) , in passato apprezzava e frequentava tanto padre Davide Maria Turoldo tra l’altro grande poeta , officiò il matrimonio tra la poetessa e Carniti . Ritengo che l’arcivescovo e dulcis in fundo”, un monaco francescano Le fu vicino in punto di morte e dare l’unzione degli infermi all’illustre poetessa.
Da me ha accettato le preghiere poco prima della Sua dipartita avvenuta improvvisamente per un tumore fulminante alle ossa. Il manicomio l’ha forgiata e corazzata contro le insidie del mondo.
Le più belle poesie le ha scritte durante la sofferenza , nella prima gioventù, negli anni 80, 90 e fino ai nostri giorni della Sua immatura scomparsa . L’ultimo libro dal titolo “CARO PADRE” fu dedicato al suo maestro Padre Davide Maria Turoldo.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

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sabato 25 dicembre 2010

2011; 150 anni dell'Unità d'Italia calendario celebrazioni



galleriaRoma
via Maestranza 110
Siracusa
Calendario delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia


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lunedì 13 dicembre 2010

La corda spezzata dell'arrivo


Giovedì 16 dicembre alle ore 18,30, ultimo incontro del 2010 con i giovedì della galleria.
"LA CORDA SPEZZATA DELL’ARRIVO"
Prospettive e visioni del mondo liquido
a cura di Salvo Sequenzia
Mi piace chiudere il mio ciclo di incontri del “Giovedì” alla Galleria Roma di Ortigia raccontandovi che cosa vi è «di qua dal Faro», per usare, capovolgendola, una espressione che i Borbone adoperavano per indicare le terre di Sicilia e le sue genti, come se si trattasse di un mondo autre, di un confine totale. Vincenzo Consolo ha ripreso questa concezione e ha intitolato un suo libro Di qua dal faro, ponendosi dal punto di vista della Sicilia come «dalla parte degli infedeli», rovesciando la prospettiva e narrando l’isola partendo dal mare che la circonda.
In questo racconto voglio segnare le rotte di un viaggio che attraversa l’Isola passando attraverso il simbolico dell’immagine, del verso e della prosa; un percorso tra “isole” che disegna il volto del territorio entro cui si insinua, raffigurandolo come un “arcipelago” ricco e frastagliato, mutevole e meticcio, finis terrae ed Ultima Thule.
Attraverso Verga, Capuana, De Roberto, Pirandello, Rosso di San Secondo, Borgese, Quasimodo, Vittorini, Pizzuto, Brancati, D’Arrigo, fino a Bonaviri, Cattafi, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino e Consolo – classici italiani che sono insieme classici siciliani – si delinea la prospettiva di un “mondo liquido”, che diviene metafora, simbolo ed elemento costituivo di un universo che la letteratura rivela nella sua geografia mutevole, mitica eppure profondamente storica. La Sicilia, in questi autori, diviene nesos, “terra che galleggia”, e si pone in maniera netta al centro di un sistema di rapporti culturali, artistici e letterari in cui la sperimentazione dei codici espressivi e di genere, imponendosi molto oltre la «dimora isolana», va a collocarsi in una dimensione decisamente pelasgica. Un carattere non unitario, dunque, che in tale eterodossia racchiude la sua immensa forza creativa, una magma, un arcipelago di voci vivo e fecondo, “plurale” e “impuro”.
Di acqua si nutrono i miraggi che covano dentro la scrittura de Il sorriso dell’ignoto marinaio di Consolo, de-lirando in una scrittura che scardina i piani temporali facendosi documento storico, frammento di puro lirismo, invettiva.
Dall’acqua nasce Horcynus Orca di D’Arrigo, un'opera vasta e complessa, vero e proprio monstrum nel panorama letterario contemporaneo, che sembra sottrarsi ad ogni interpretazione unilaterale, ma nello stesso tempo, per un singolare paradosso, pare quasi orientare a una lettura in chiave prevalentemente simbolica. Si può infatti affermare che in tale prospettiva il tema fondamentale sia rappresentato dal viaggio in mare, lungo il filo di un nostos omerico, con la presenza apocalittica della fera sullo Stretto. Nulla più del mare di Messina è medi-terraneo, porthmos e poros al contempo, stretto braccio equoreo circondato da terre, passaggio, scorrimento, ma trattenuto, contenuto tra sponde terranee.
Il carattere simbolico e a tratti epico della scrittura di D’Arrigo risulta accentuato dalla singolare invenzione linguistica, impasto perfettamente coerente di elementi dialettali, arcaismi, neologismi e linguaggio colto, che custodisce gelosamente il segreto indecifrabile della propria origine.
La Lingua phari, col suo braccio ricurvo, è da un lato, nella sua forma concava, terra che si incunea nel mare dello Stretto come un corpo flessuoso ripiegato appena, creando con il proprio ventre l’insenatura del porto, spazio riparato da venti e correnti, mentre dall’altro offre la schiena al mare aperto dello Stretto, esponendosi al ritmico incontro delle correnti come al soffiare d ello scirocco. Qui vive la fera, l’Orca che nella scrittura di D’Arrigo si fa fiocina e uncino che cattura, immagine terrifica che insinua sinistri presagi là «dove mare è mare».
In questo «mare di sangue pestato», spazio privo di misura e refrattario a ogni nomos, deserto d’acque su cui non si riesce a tracciare confini, a ritagliare forme e figure, superficie liscia e uniforme, spazio del sempreoltre, dell’incessante attraversamento e perciò del più assoluto sradicamento, balugina la misteriosa creatura – fantasma, apparizione, frutto di diceria o di insania – del lungo racconto “darrighiano” La coda di pesce che inseguiva l’amore di Simona Lo Iacono e Massimo Maugeri. Libro “gemino”, scritto a quattro mani, colpisce per la sua singolarità nel panorama della letteratura siciliana ed italiana di questo primo decennio del nuovo millennio. Esso sembra chiudere un ciclo nella vicenda letteraria dei due autori, ed aprirne un altro, nella vicenda più ampia della nostra letteratura d’oggi. Il richiamo di questa opera è a riconsiderare il particolare sperimentalismo tra realismo storico e neobarocco, in cui miti, sentimenti, leggende, problematiche esistenziali (i temi dell’esclusione, della libertà, della giustizia), colti nella cornice di un microcosmo tra mare e terra, diventano oggetto di riflessione ampia sulla grande e piccola storia, risolti in una scrittura che conosce il dono della poesia e della verità.

Salvo Sequenzia

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

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giovedì 2 dicembre 2010

LA CITTA’ LEGGE Proposte per un’informazione al plurale


Io informo
……..tu informi
……………noi informiamo…….
LA CITTA’ LEGGE
Proposte per un’informazione al plurale

Mercoledì 15 dicembre 2010 alle ore 18,30 presso la Galleria Roma……..
Chi volesse intervenire con proprie proposte avrà 10 minuti a sua disposizione e può prenotarsi presso la direzione della galleria Roma via Maestranza 110
TEL 0931.66960 cell. 338.3646560
e-mail: galleriaroma@gmail.com

ENTRO LE ORE 16 DEL 15 DICEMBRE 2010
Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

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mercoledì 24 novembre 2010

Presentazione libro "Circannu nun si sa chi"


galleriaRoma

Giovedì 2 dicembre alle ore 18,30 verrà presentato a Siracusa in via Maestranza 110 il libro di Salvatore Cagliola "Circannu nun si sa chi" edizioni Morrone .
Oltre all'autore e all'editore saranno presenti come relatori:
Corrado Di Pietro e Angelo Fortuna
Anna Petruzzelli leggerà le poesie
Saluta gli ospiti Salvatore Zito

Questo corposo libro di poesie – ben 67 componimenti degli ultimi 25 anni – va ad aggiungersi, con continuità di stile e di contenuto, alle già numerose raccolte poetiche di Salvatore Cagliola; raccolte in lingua e in dialetto, alternate in oltre un quarantennio di vita, tale da rappresentare un tempo sufficiente per rintracciare ormai i temi più ricorrenti della poetica del Nostro.
La poesia di Cagliola non ha un privilegiato terreno linguistico, una scelta tout court che giustifichi mondi differenti. Dialetto e lingua, in Cagliola, sono due aspetti della stessa medaglia; entrambi servono a “poetare”, cioè a trovare forme, immagini e suoni tipici della poesia, la quale si presenta subito al lettore con la sua veste più consueta: grigia, come la pena di vivere, verde come la speranza cristiana, rosa come i dorati paesaggi della nostra terra. Su questi tre ambiti tematici si sviluppa la ricerca contenutistica di Cagliola; la sua Weltanshuung si apre dal piccolo al grande, cioè dal cuore dell’individuo in quanto tale al cuore della creazione, in quanto opera di Dio. È una visione positiva, anche se forte e sentita è la consapevolezza del dolore e della disillusione......

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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